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L’esperienza italiana di Franz Liszt inizia ufficialmente con i viaggi del 1837 ed è ben lungi dall’esaurirsi con l’inizio del cosiddetto periodo Glanzzeit del 1839. Iniziato per ragioni sentimentali qualche anno prima, la “fuga” con Marie d’Augult in attesa del loro primo figlio e proveniente dalla sua prima esperienza Svizzera, i cosiddetti anni di pellegrinaggio sono per Liszt il vero inizio della sua attività compositiva, nonché coincidenti con una nuova ricerca del proprio stile.

Archiviata l’esperienza della sfida parigina in casa Belgiojoso contro Sigismund Thalberg, i Liszt, tanto erano ormai diventati, si diressero alla volta dell’Italia nel 1837 partendo il 24 luglio dalla dimore di Gorge Sand a Nohant, di cui erano ospiti, unica tappa intermedia Lione, soggiornando per un breve periodo a Baveno e subito dopo per un lungo periodo a Bellagio arrivando a toccare tutte le grandi città italiane quali Milano, Venezia, Genova, Modena, Firenze, Roma, Lucca e San Rossore vicino Pisa per un arco di tempo che va sino al 1839.

Il viaggio in Italia aveva varie mire, prima di tutto conoscere da vicino l’arte, la letteratura e le bellezze naturali italiane in una sorta di Grand Tour settecentesco reso celebre nelle descrizioni di Montesquieu, Goethe, Chateaubriand, Mme de Stael. Non ultimo era necessario allontanarsi nuovamente dalla Francia a causa della nuova gravidanza di Marie d’Augult in attesa di Cosima, nata proprio a Como il 28 dicembre 1837.

Arrivati il 17 agosto a Ravenna, dove si fermano qualche giorno per visitare l’arte della città, proseguono poi per Milano dove Liszt incontra lo storico editore Giovanni Ricordi, di cui celebre è l’aneddoto, probabilmente spurio, per cui sentendo suonare un pianista dal suo ufficio si sarebbe affacciato dicendo “Questo è Liszt o il diavolo”, con cui allacciò da subito cordiali rapporti e che oltre che mettere a loro disposizione una casa in campagna, li destina un palco privato alla Scala e gli introduce quindi nella società artistica e culturale milanese e lombarda.

Dopo un trionfale concerto nella città dato il 3 settembre (ricordiamo che il concerto di un singolo pianista non era una cosa del tutto normale nell’Italia dell’epoca) Marie parte alla volta di Bellagio, raggiunta subito dopo da Franz, in cerca di quella calma che l’imminente gravidanza necessitava e per sfuggire anche alla ormai crescente notorietà di quello che i milanesi chiamavano ormai “il Paganini del pianoforte”. Questo si evince dalla lettura dei diari della contessa. Rimarranno a Bellagio per un lungo periodo che si protrae sino a febbraio del 1838 in cui i Liszt, cambieranno continuamente residenza lungo tutto il Lago di Como, ritornando a Bellagio ad intermittenza: il 5 novembre sono ad esempio a Como all’Hotel Sant Angelo e poco dopo soggiornano in alcune ville di cui oggi non ci è dato sapere.

Per quanto non vi siano evidenze storiche, leggenda vuole che proprio passeggiando nei giardini di Villa Melzi d’Eril a Bellagio Liszt tragga ispirazione da una statua di Dante li situata ad opera dello scultore Giovanni Battista Comolli (allievo del Canova) ed inizi la stesura di una tra le pagine più emblematiche dell’intera produzione lisztiana, la Fantasia quasi sonata, Aprés une lecture du Dante, più comunemente conosciuta come sonata “Dante”. Facile ora notare gli ovvi parallelismi che il compositore sentiva tra se stesso e Dante (entrambi in viaggio fuori dalla loro patria) e vedere nella propria amata, la contessa d’Augult, la sua personale Beatrice. La contessa annota comunque nei suoi diari una poco generosa critica proprio a quella statua: “La Villa Melzi ha un giardino incantevole. Valery –autore di una guida nota all’epoca- erroneamente lodava però il gruppo statuario "Beatrice guida Dante". La statua di Dante in particolare è un pezzo comune e deplorevolmente volgare”.

L’amore per questi paesaggi sono comunque tali che qualche mese dopo la visita a Villa Melzi sulla Revue et Gazette musicale di Parigi, nella serie di pagine inerenti i Bachelier ès musique, appare un articolo firmato Liszt dal titolo Le Lac de Como in cui vengono descritte le innumerevoli bellezze paesaggistiche ed i sentimenti poetici che suscitavano.

E’ difficile poter ricostruire con esattezza tutti gli spostamenti dei Liszt lungo la penisola è però certo che il periodo passato in Lombardia ed in particolare sul lago di Como siano stati l’inizio di un periodo tra i più fecondi per il Liszt pianista e compositore, ormai preso e conquistato dalla bellezza dei luoghi italiani.
La situazione precipita quando Liszt inizia a scrivere una serie di articoli che vanno a colpire direttamente la vita musicale italiana del periodo pubblicandoli proprio sulla Revue et Gazette musicale in cui si esprime con toni severi e per i milanesi dell’epoca, assolutamente inauditi: “In questo felice paese […] la messa in scena di una “opera seria” non è per nulla una cosa seria: quindici giorni, abitualmente, sono sufficienti. L’orchestra e i cantanti, senza alcun legame fra di loro, non ricevono alcun impulso da un pubblico che parla e dorme (nei palchi del quindi ordine si cena e si gioca a carte); gli esecutori, distratti, intorpiditi, raffreddati, non sono in teatro come artisti, ma come gente stipendiata per fare della musica.” [Trad. it. L.Cortese da Il Giardino di Armida di Piero Rattalino] concludendo con un affondo che non poteva essere allora tollerato: “La Scala si trova in uno stato di decadenza di cui non è possibile prevedere la durata.”

Attaccato da più parti ed ormai inviso al pubblico lombardo è costretto a lasciare quei territori, pare su invito diretto del capo della Polizia, che gli permette però di approfondire per il tempo rimanente quei tesori artistici che saranno alla base di tante pagine ispirate del suo catalogo, che andava mano a mano ingrandendosi, ne sono un esempio diretto la Nuits d’été à Pausilippe del 1838 ed ovviamente l’album italiano de Les années de pèlegrinage.

A questi due anni risalgono inoltre le Grandes variations de bravoure sur le marche des Puritains, la raccolta Soirées italiennes (6 amusements pour piano sur motifs de Mercadante), i brani basati sulle arie del Giuramento di Mercadante, i 6 Etudes d’exécution transcendante d’après Paganini già pensati all'epoca dell'ascolto del violinista e la trascrizione Ouverture de l’opéra Guillaume Tell.

Il primo periodo italiano si concluderà, dopo la già descritta esperienza viennese in favore degli sfollati ungheresi del Danubio, con Liszt ormai allontanatosi affettivamente dalla contessa Marie d’Aguolt e, salutatala definitivamente a Firenze, in partenza per Venezia e da li in mare fino a Trieste dove, per due settimane, oltre a due concerti (5 e 11 novembre 1839) abbia intrattenuto un rapporto, forse, amoroso con l’allora cantante primadonna del Teatro Grande e vecchia amica Carolina Ungher (soprano della prima esecuzione della Nona di Beethoven).

 

Biografia di Franz Liszt scritta dal dott. Edmondo Filippini
per il Festival di Bellagio e del Lago di Como

 

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